all about Elton
articolo del 2003 postato da Rosy
Boy George messo in fuga da David Furnish
Davvero insolito, e alquanto divertente, lo spettacolo andato in scena al Rouge, un locale molto trendy nel West End di Londra, al party per la stilista Pam Hogg. Attori protagonisti: Boy George, ex leader dei Culture Club, e David Furnish, compagno di Elton John, nei panni del principe vendicatore. Antefatto: Boy George non sopporta Elton John, forse lo invidia, forse non lo ritiene un professionista all'altezza. In ogni modo, non perde occasione per punzecchiarlo dalle pagine di una rivista su cui tiene una rubrica. La situazione va avanti da anni, finché, ultimamente, George non esagera, prima criticando il duetto di Elton con Eminem, poi definendolo "Madama", in ultimo commentando allegro l'ultima performance del cantante con la boy band "Blue", in questi termini: "Ha reso i ragazzi davvero nervosi. Tutti si guardavano spauriti, chiedendosi con quale tra loro ci avrebbe provato!".
L'onta doveva essere lavata, e qui entra in scena Furnish, presente anche lui al party. Furnish esige riparazione, e non appena avvistato Boy George, che del resto non passa certo inosservato, lo insegue per tutta la sala. George Cuor di Leone cerca di scappare e nascondersi, ma nulla può contro il furore di Furnish, che lo marca stretto, lo affronta a viso aperto e gli dice in faccia ciò pensa di lui, lasciandolo per altro senza parole. Poi, abbandona il luogo del misfatto per far ritorno tra le mura domestiche. Epilogo: rimasto il solo duellante in campo, George sale sul palco del Rouge per ridere della situazione e dileggiare ancora la coppia. Ma il pubblico lo fischia, costringendolo a lasciare la sala. Che brutta serata!
postato da Rosy
La strada di mattoni gialli
di
Carlo "Cruel" Crudele
La collana americana di dvd che ripropone il making of dei cosiddetti “classic albums” ha molti pregi: tra essi, la rivalutazione di personaggi quali Paul Simon o Elton John, che oggi sono poco in vista per una perdita di smalto ed un imborghesimento fisiologici dopo tanti anni, ma di cui non bisognerebbe mai dimenticare gli indubbi meriti.
Mr. John, per esempio: oggi lo vedete piangere Lady D (e, in generale, qualunque deceduto di fresco abbia indossato abiti griffati Versace) cucendogli addosso una Candle In The Wind stuprata più e più volte. Ma ieri Reg Dwight fu l’autore di album storici, Madman Across The Water su tutti (ne avete sentito uno dei pezzi migliori, Tiny Dancer, sul cult movie Quasi Famosi), ed è giusto e bello vedere il suo “white album” riportato per n’oretta ai fasti di cui malauguratamente non
gode.
Goodbye Yellow Brick Road non è il miglior prodotto di Elton John, ma è sicuramente la summa del John-pensiero: Elton John prototipo dell’attuale cantautore di canzoncine usa-e-getta, quello che “se il pezzo non viene dopo il quarto o il quinto tentativo butto via tutto”, ma anche l’illuminato esploratore della classica sequenza II-V-I, che solo nelle sue mani riesce
tuttora a reggere, trenta e passa anni dopo.
Non c’è genialità in Elton John, né peculiarità che ne rendano rapidamente identificabile la produzione: il pianista del Middlesex (“io nasco come pianista, ho dovuto adattarmi a cantare le mie canzoni quando ho visto che nessun altro voleva farlo”) è un fast runner, che in questo dvd viene dipinto da amici e collaboratori come un macinapezzi, un brano via l’altro
registrati da lui e dalla band praticamente in presa diretta nel bel castello francese di Hierouville.
Ed è così che, sotto la attenta supervisione di Gus Dudgeon, nasce Goodbye Yellow Brick Road, polpettone di ben diciassette brani in cui non tutto è commestibile ma che di sicuro porta in dote pop melodies di altissima caratura quali Roy Rogers, Harmony, Sweet Painted Lady e quella Funeral For A Friend/Love Lies Bleeding che persino i Dream Theater omaggeranno quasi un ventennio più tardi.
E, se i travestimenti e i parrucchini un po’ tristi di zio Reginald possono dare l’idea di un impenitente sbruffone, l’Elton John di oggi che rivive il periodo della strada dorata (“è inutile, fu un periodo unico che non potrà più tornare”) è incredibilmente umile: minimizza ciò che il documentario vorrebbe esaltare, dicendo che per lui il tutto era una sorta di allegra e spensierata routine, nessuna metafisica ma una prassi consolidata con Taupin che gli passava i testi e lui che ci scriveva sopra un pezzo. Laddove, in un analogo dvd a loro dedicato, U2 e compari si superano dell’autocelebrazione un po’ stantia del pur ottimo The Joshua Tree, Elton John non fa mistero dei suoi metodi più che comuni, dei suoi problemi di allora nella scomoda posizione di sex symbol al pianoforte (“non puoi essere un sex symbol col pianoforte: immagina dover correre per il palco con un attrezzo di 25 metri dietro”), ma anche dell’attaccamento fisiologico allo strumento, quasi una coperta di Linus che fa fatica a mollare quando sul palco c’è da fare carne di porco con Saturday Night’s Alright For Fighting.
Prodighi di dettagli si dimostrano invece Gus Dudgeon, Davey Johnston e Nigel Olsson, rispettivamente produttore, chitarrista e batterista della band di supporto che allora accompagnava John sia in studio che sul palco: è la parte migliore di questi documentari, dove vengono resi disponibili piccoli aneddoti e trucchi di lavorazione che hanno fatto la differenza.
Dudgeon isola le tracce degli splendidi cori e parla del pianoforte “chiuso” che usava John per le registrazioni, mentre il vecchio Davey (che la vecchiaia ha reso, ahinoi, ancora più brutto di quanto non fosse ai tempi) si esibisce in alcuni dei riffoni più popolari contenuti nell’album.
C’è poi una bella pletora di agiografi improvvisati (Tim Rice, Rick Frio, il dj Pat Pipolo innamorato follemente di Bennie And The Jets, persino la presidentessa dell’Elton John Fans Club) e la testimonianza dell’esemplare arrangiatore Del Newman, senza cui probabilmente tracce come The Ballad Of Danny Bailey o la stessa Harmony non avrebbero avuto una tale austera risonanza.
Chiude il cerchio Bernie Taupin, paroliere storico di John, anche lui con la sua mole di ricordi ed analisi più o meno pertinenti ai testi dei diciassette brani.
Una bella commemorazione per Elton John – che casca a pennello soprattutto oggi, con le sue azioni in calo perenne da
almeno un decennio – ma soprattutto un modo interessante di ricordare Goodbye Yellow Brick Road. Che, con i suoi pregi
ed i suoi difetti, è indubitabilmente un evergreen da rispolverare.
postato da Andrea
Elton, la nonna e la coca-cola
Vi siete mai permessi di andare a pranzo dalla vostra nonnina e di brontolare perché invece dei soliti tortellini che fa da una vita - e sono sempre squisiti- vi aspettavate un qualche piatto macrobiotico? Oppure avete mai controllato - così come si fa con certi tipi di vino pregiati- l'anno di produzione di una lattina di coca-cola?
Fuori luogo quindi aspettarsi da Elton strane sperimentazioni; fuori luogo fare i fans aristocratici (questo se lo possono permettere fans di altri artisti pretenziosi e noiosi; Elton piace davvero a tutti come la coca-cola, anche se nessuno oserebbe mai fare trattati proprio sulla qualità della coca-cola).
Eccoci all'anteprima mondiale del nuovo album Peachtree Road; dieci brani per la durata di un'ora circa.
C'è poco da dire: Elton, da tempo conscio di aver già scritto le sue canzoni migliori, continua a comporre e a proporsi per il piacere di tutti. Le canzoni vecchie, snocciolate in una sequenza da brivido splendono inossidabili, veri capolavori della musica pop. Le abbiamo ascoltare per anni e le ascolteremo sempre; le nuove risentono del paragone ovvio e immediato ma hanno la loro dignità.
Il ritornello "Answer…" può ricordare "Club at the end of the street", "Sad Songs", "Duets for One"; "Freaks" può ricordarne molte altre; ma è solo perché si tratta dello stesso autore, di una scrittura che è un marchio e uno stile inconfondibile. Chissà se incanterannoqualche giovane che non ha mai sentito le canzoni dei 40 album precedenti… ricordate quanti nuovi e giovani portò Made in England, da molti considerato "non il massimo"?
"They call her the Cat" è un sapiente rock leggero e scherzoso come non scriveva da tempo e spicca - davvero- sulle altre; è l'Elton scanzonato dalle canzoni che divertono.
"Still standing" mi sembrava una canzoncina quando uscì nell'83, invece è un capolavoro. Beccatevi la track 2 del disco dei NERD e dentro ne troverete tracce. "Philly" sembra sempre appena scritta, l'impasto dei cori è ottimo. "Saturday… " è la sintesi del glam rock dei '70 ed è pura energia.
Elton nonnina ha proposto stasera i suoi squisiti primi piatti da paura questa sera e poi, visto proprio che non riesce a smettere, ha provato qualche ricetta nuova; niente male.
Performance elettrica e veloce al massimo; ancora più apprezzata perché breve. Atmosfera felice: per i musicisti e soprattutto per il pubblico italiano che una volta tanto ha avuto l'occasione di vedere il proprio idolo in un locale piccolo... e, intanto, "Sorry... " è di nuovo numero uno con Ray Charles.
Ieri sera trasferta a Milano con Lorena, Simone e Andrea in arrivo dall’Emilia per il concerto promo ad invito di Elton per MTV, ripreso per una probabile messa in onda il prossimo 27 ottobre.
Nonostante la vicinanza (lo Studio 90 è in via Mecenate, proprio entrando in Milano venendo da Crema) siamo arrivati buon ultimi, ma giusto in tempo per vedere e salutare un Nigel Olsson parecchio abbacchiato, che però ha risposto al nostro saluto.
Inutile dire che c’erano praticamente tutti i fans storici e non di Elton e mi scuso con chi non sono riuscito a salutare nella confusione pre e post concerto. Ci sono persone che si incontra solo in queste occasioni particolari e il tempo non è mai abbastanza per scambiare 4 chiacchere.
Live molto tirato, ripreso da ben 7 telecamere, una delle quali, montate su una giraffa oscillante ci radeva le teste ad ogni passaggio, ma siamo sopravvissuti!
Elton e band in forma, peccato per la durata esigua del concerto, poco meno di un’ora, ma questo si sapeva già, purtroppo.
Del nuovo album, oltre alle già conosciute Answer, Freaks e Allowed ha presentato l’inedita THEY CALL HER THE CAT, rock’n’roll tirato che mi sembra essere decisamente superiore alle altre 3, però l’impressione di un solo ascolto live non può dire molto.
Rimango della mia idea riguardo alle altre 3, le prime 2 sono canzoni discrete, ma nulla più, di quelle che Elton compone a occhi chiusi senza problemi, ma il problema rimane Allowed, che anche dal vivo, seppur con un suono più energico rimane una canzoncina zuccherosa e insignificante, ma forse proprio per questo potrebbe avere un buon successo commerciale. Si sa come va a finire, hanno successo le cose meno belle e che non se lo meritano.
Niente da dire sui classici, impeccabili, certo che I Guess non la toglie dalla scaletta neanche sotto minaccia armata!
Concerto unico per l’atmosfera da club (saremo stati al massimo un 200 persone) e per una volta gratis, dopo gli usuali salassi a cui siamo abituati!
Pastasciuttata finale nelle vicinanze dove, un po’ alla volta sono arrivati quasi tutti i soliti noti per il dopo concerto.
Purtroppo non avevo la macchina fotografica che durante il concerto non avrei neanche potuto usare, percui nella paginetta creata (http:(//digilander.libero.it/madmanbb/mtv.html) per il momento c’è solo il pass e la scaletta.
Beppe
articolo postato da ROSY
Eminem says he didn’t know Elton John is gay
In an interview with MTV News following Wednesday’s Grammy Awards, Eminem told the network’s Kurt Loder that he was unaware, at first, that Elton John is gay. John joined Eminem onstage at the Grammys in a duet of “Stan,” a move that drew criticism for the openly gay Sir Elton from groups who objected to his collaboration with a rapper who has been accused of writing homophobic and misogynist lyrics. “Of course I’d heard of Elton John. I didn’t know he was gay. I didn’t know anything about his personal life,” said Eminem, adding, “I didn’t really care—but you know, being that he was gay and he had my back, I think it made a statement in itself saying that he understood where I was coming from.” Eminem also told Loder, “If I didn’t make a statement with Elton John tonight, I don’t know what else to do.”
In other Eminem-Elton news, the two will be taking their act on the road, as the New York Daily News’ Rush & Molloy reports that Sir Elton will present Eminem with an award at Monday night’s Brit Awards, the United Kingdom’s equivalent to the Grammys. The column also reports that John beefed up his personal security at the Grammy Awards, hiring a couple of off-duty Los Angeles SWAT team members as bodyguards. Meanwhile, the British tabloid The Sun reports that Eminem and John will record their “Stan” duet as a single, with proceeds going to AIDS charities as well as to the Grammy Foundation and to the MusiCares Foundation, which helps alcoholics and drug addicts
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